Via
il crocifisso dalle aule scolastiche
Fa discutere la sentenza
del tribunale dell'Aquila
ALEMANNO:
UN ATTO NON DI LAICISMO MA DI AUTOLESIONISMO INTOLLERABILE AdnKronos
del 26 Ottobre 2003
Roma - ''Aprire alle altre culture, non puo' e non deve significare la cancellazione
della nostra identita' italiana''. Ad affermarlo e' il
ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni
Alemanno, che si dichiara ''indignato per la sentenza
del Tribunale dell'Aquila'', che rappresenta, sottolinea
il ministro, ''un esempio di come si possa confondere
l'apertura ad altre culture, con la liquidazione della
nostra cultura nazionale''.
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STORACE:
''I CATTOLICI NON POSSONO ESSERE CONSIDERATI OSPITI IN
ITALIA''
AdnKronos del 26 ottobre 2003
Roma - ''Provo una fortissima indignazione per la sentenza
dell'Aquila che e' la logica conseguenza di una grave
tendenza che punta alla negazione di valori che fanno
parte della tradizione italiana ed europea''. Lo ha dichiarato
Francesco Storace, presidente della Regione Lazio, in
riferimento alla discussa sentenza sul crocifisso in aula.
''E' bene -secondo Storace- che si cominci a dire forte
e chiaro che i cattolici non possono essere considerati
ospiti in Italia. Ci sono Paesi in cui non possiamo ne'
votare ne' soprattutto pregare ed e' davvero paradossale
che ci si debba difendere nel nostro Paese. Altro che
diritto di voto!''.
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PEDRIZZI:
SENTENZA SUL CROCIFISSO INCONCEPIBILE E FUORILEGGE
AdnKronos del 26 ottobre
2003
Roma - ''Se un crocifisso in una scuola va rimosso perche'
e' segno di mancanza di rispetto per chi non e' cristiano,
a quando, allora, la rimozione delle chiese e delle statue
della Madonna e dei santi dalle nostre strade e dalle
nostre piazze?''. Lo afferma Riccardo Pedrizzi, responsabile
nazionale di AN per le politiche della famiglia e vicepresidente
della consulta etico-religiosa del partito, commentando
le sentenza del Tribunale de L'Aquila che, dietro richiesta
di Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia,
ha ordinato la rimozione del crocifisso dalle aule della
scuola di Ofena, frequentata dai figli di Smith. Una sentenza,
secondo il senatore ''inconcepibile'' e ''fuorilegge'',
contro la quale auspica il ricorso del ministero della
Pubblica Istruzione.
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CROCIFISSO:
BUFERA SULLA SENTENZA DEL TRIBUNALE DELL'AQUILA
ANSA del 26/10/2003
ROMA - Monta la polemica dopo la sentenza del giudice
dell' Aquila Mario Montanaro che ha bandito dalle aule
di una scuola abruzzese il crocifisso. Da maggioranza
e opposizione si e' levato oggi un coro di critiche e
la Cei ha protestato con forza. Intanto, mentre a Ofena
si aspetta la notifica della decisione del Tribunale per
dare seguito al contestato verdetto, il ministro della
Giustizia Castelli ha deciso di intervenire affidando
agli ispettori di via Arenula il compito di accertare
se ci siano gli estremi per un provvedimento disciplinare
nei confronti del magistrato dell'Aquila.
Sulla scia delle prime reazioni suscitate ieri dal controverso
giudizio, il ministero dell'Istruzione oggi ha ribadito
una volta per tutte la sua posizione:''applichiamo e continueremo
ad applicare le disposizioni di legge del '24, mai abrogate,
che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in
tutte le scuole, cosi' come in tutti i tribunali''. Il
dicastero di viale Trastevere ha anche annunciato che
non appena la decisione del giudice Montanaro sara' notificata
verra' valutata l'opportunita' di un ricorso al grado
superiore di giudizio.
Il commento della Conferenza episcopale italiano e' stato
espresso oggi dai massimi vertici. ''Siamo convinti -
ha detto il Presidente, cardinale Camillo Ruini - che
il crocifisso esprima l'anima profonda del nostro Paese
e quindi debba rimanere come un segno dell'identita' della
nostra nazione''. Oltretutto questa decisione - ha osservato
il segretario della Cei mons. Betori '' rischia di aprire
la strada ai ''fondamentalismi religiosi piu' estremi''.
Il segretario della Cei ha quindi ricordato che la sentenza
del tribunale aquilano e' in contraddizione con una ''legge
vigente dello Stato che nessun Parlamento ha mai cambiato
ne' tanto meno la Corte Costituzionale''.
Si preoccupera' di verificare proprio questo l'ispettorato
di via Arenula al quale il Guardasigilli ha dato l'incarico
di verificare se la sentenza sia stata estesa nel rispetto
dell'ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti.
''Ricordo - ha affermato Castelli - che in giurisprudenza
esiste la possibilita' di sanzionare dal punto di vista
disciplinare chi emette sentenze abnormi''.
Non e' entrato nel merito il vice presidente del Csm Virginio
Rognoni che, rimandando ai prossimi giorni un giudizio
piu' approfondito sul caso, si e' limitato a dichiararsi
per ora ''disorientato e preoccupato''. Hanno invece criticato
apertamente la pronuncia i consiglieri laici della Cdl
che hanno ipotizzato anche un intervento del Csm. Il segretario
dell'Associazione nazionale magistrati Carlo Fucci, pur
non condividendo la sentenza, ha detto invece che ''vanno
respinte le strumentalizzazioni politiche che qualcuno
tenta di fare del caso per aggredire la magistratura''.''Ho
provato profonda amarezza - ha affermato il sottosegretario
al Welfare Maria Grazia Sestini - quando ho letto stamani
che su queste cose che appartengono alla nostra coscienza
civile sia un tribunale a decidere. Sarebbe meglio allora
che fosse il Parlamento a decidere''.
''Rispetto questa sentenza, ma mi sento offeso come cristiano
e come cittadino'' ha dichiarato il ministro dell'Interno
Giuseppe Pisanu aggiungendo. ''Il crocifisso non solo
e' il simbolo della mia religione, ma anche l'espressione
piu' alta di 2000 anni di civilta', che appartengono interamente
al popolo italiano''. Il sottosegretario all'Interno Alfredo
Mantovano ha posto invece l'accento sul fatto che la sentenza
''e' indicativa non solo del grado di impudenza raggiunto
nella distorsione del diritto positivo, ma, di piu', dell'ansia
di onnipotenza che anima taluni giudici''.
Per il ministro delle Pari Opportunita' Stefania Prestigiacomo
''si e' persa un'occasione per seminare tolleranza''.
''Si tratta di una decisione - ha affermato Prestigiacomo
- che va contro il sentire della maggioranza degli italiani
e non aiuta la reciproca comprensione tra le religioni
inducendo semmai nuovi motivi di contrasto''.
Indignazione e' stata espressa dal ministro delle Politiche
agricole Giovanni Alemanno secondo il quale il caso in
questione ''e' un esempio di come si possa confondere
l'apertura ad altre culture con la liquidazione della
nostra cultura nazionale''.
Al coro di critiche inaspettatamente si e' aggiunta anche
l'Ucoii, L'Unione delle comunita' islamiche italiane,
secondo la quale la sentenza produrra' ''effetti perversi,
indesiderati e certamente negativi per quel dialogo cristiano-musulmano
che tanto faticosamente si sta cercando di avviare''.
L'unico soddisfatto per il momento sembra essere Adel
Smith, Presidente dell'Unione musulmani d'Italia, che
ha dato il ''la'' all'intera vicenda chiedendo la rimozione
dalle aule frequentate dai suoi figli del crocifisso:
''questo provvedimento ripristina la legalita' e dimostra
la sovranita' del nostro Paese rispetto all'ingerenza
ecclesiastica''.
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CROCIFISSO:
PER ORA NON SARA' RIMOSSO,ATTESA NOTIFICA
Ansa del 26/10/2003
L'AQUILA - Il Crocifisso restera' appeso nelle aule
delle scuole di Ofena sino alla notifica della sentenza.
Lunedi', quindi, non vi sara' alcuna rimozione. Lo annuncia
il direttore scolastico regionale, Nino Santilli, il quale
non ha comunque commentato la sentenza del Tribunale dell'Aquila
che, su istanza del presidente dell'Unione dei musulmani
d'Italia, Adel Smith, ha ordinato la rimozione del crocifisso.
Nessuna dichiarazione ufficiale - almeno per il momento
- da parte di monsignor Giuseppe Di Falco, vescovo della
diocesi di Valva e Sulmona, nella quale ricade Ofena.
Ma dopo le prime resistenze ''per non alimentare polemiche
e scontri ideologico-religiosi'', sembra che l'eco avuta
dal caso possa indurlo a una presa di posizione. Ermetico
il parroco, don Gino Giunta. Oggi nell'omelia non ha affrontato
l'argomento e la stessa cosa fa con il cronista: ''Sono
qui da pochi mesi. Non conosco bene la realta' e cosa
c'e' dietro a questa faccenda. D'intesa con il mio vescono
ritengo di non poter fare commenti'', si giustifica spiegando
di essere arrivato a febbraio per sostituire il precedente
parroco, missionario inviato in Peru'.
Irragiungibile il sindaco, Anna Rita Coletti: abita a
Pescara, nella casa di Ofena non risponde nessuno e il
suo telefono cellulare e' staccato. La prima cittadina
in passato ha avuto il suo da fare tra le prese di posizioni
dei paesani, il rispetto delle leggi e le aspettative
di Smith. Convoco' anche un consiglio comunale ''aperto'',
ma non riusci' a ricomporre la questione.
Intanto, il paese e' unanime nel manifestare insofferenza
per ''una bella pubblicita' negativa mondiale'' che offusca
le bonta' del vino e dell'olio di queste colline, oggi
popolate, nonostante la giornata uggiosa, da troupe televisive
d'ogni dove. L'unita' si frantuma, invece, seppure con
proporzioni diverse, quando si affronta il nocciolo della
sentenza: maggioranza critica nei confronti di quella
che viene definita una decisione ''ingiusta''; minoranza
che propende tra ''il riconoscimento della civilta' giuridica
e sociale dell'Italia'' e propone una composizione benevole
della vertenza.
All'uscita della chiesa di San Nicola di Bari, qualcuno
azzarda paralleli con i Paesi islamici: ''Se fosse avvenuto
in Arabia la testa gia' rotolava per il deserto'', afferma
un anziano geometra i cui nipoti vanno a scuola con i
due figli di Adel Smith. ''Con i bimbi, pero' - chiarisce
- non parliamo di queste cose''. Altri evidenziano il
rispetto per le altre comunita', ma anche ''un'intolleranza
che ci viene imposta'', o protestano: ''Non possono comandare
a casa mia''. Una signora, sentenzia: ''E' disgustoso,
ma ha vinto lui''. Pochi, ma ugualmente convinti, coloro
che ritengono ''giusta'' la sentenza. E qualcuno propone
che siano esposti entrambi i simboli, cosa gia' avvenuta
a opera dello stesso Smith, ma ''bocciata'' subito dalle
autorita' scolastiche.
Tutti d'accordo, invece, nello ''sperare in Dio: e che
il buon senso ci aiuti''.
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CROCEFISSO:
CATTOLICI INSORGONO, INTERVENGA PARLAMENTO
Ansa del 26/10/2003
ROMA - I parlamentari cattolici dei due poli fanno di
nuovo fronte comune. Dopo la proposta di legge sul divorzio
veloce, che li aveva visti schierati insieme la scorsa
settimana per affossarla, ora a ricompattarli e' la sentenza
del tribunale dell'Aquila che impone ad una scuola abbruzzese
di togliere il crocefisso dalle aule scolastiche. I piu'
agguerriti contro il magistrato aquilano sono i cattolici
della Cdl che annunciano proposte di legge per rendere
obbligatoria l'affissione della croce in tutti gli edifici
pubblici. Ma anche quelli del centrosinistra parlano,
come il capogruppo della Margherita alla Camera Pierluigi
Castagnetti, di ''sentenza priva di intelligenza'' e di
dispositivo ''che non aiuta l'integrazione''. Decisamente
in minoranza invece i laici che, come il repubblicano
Giorgio La Malfa, difendono il verdetto perche' ''rispettoso
della Costituzione''. Il portavoce di Forza Italia Sandro
Bondi chiede l'intervento del Parlamento affinche' ''ristabilisca
la sovranita' popolare e democratica, rispetto a decisioni
come quella assunta da un funzionario dell'ordine giudiziario,
che offendono i valori fondamentali della nostra storia,
cultura e identita' nazionale''. Mentre il lader dell'Udc
Marco Follini parla di ''errore clamoroso''. ''Chi immagina
di promuovere la laicita' rimuovendo i crocefissi dalle
scuole - spiega - sbaglia due volte perche' colpisce i
sentimenti delle persone senza aggiungere nulla alla piena
autonomia delle istituzioni''. Anche il capogruppo centrista
alla Camera Luca Volonte' definisce ''sconcertante oltre
che sbagliata'' la sentenza del giudice Mario Montanaro
del Tribunale de L'Aquila (''dovrebbe cambiare mestiere'')
e invita l'Avvocatura dello Stato e il ministro della
Pubblica Istruzione ad ''intervenire in sede giudiziaria
per tutelare le leggi e la morale civile''. E mentre il
vicepremier Gianfranco Fini parla di verdetto ''assurdo
di un magistrato in cerca di notorieta' che offende i
sentimenti della stragrande maggioranza degli italiani'',
il coordinatore di An Ignazio La Russa annuncia l'intenzione
di presentare un disegno di legge costituzionale per inserire
nella Costituzione italiana ''il richiamo alle radici
cristiane cosi' come si vuole fare per quella europea''.
Anche la Lega, come spiega il deputato del Carroccio Federico
Bricolo, intende rilanciare le proposte di legge presentate
in Parlamento per rendere obbligatorio il crocefisso negli
uffici pubblici e nelle scuole. ''Chiedero' che la proposta
di legge che porta il mio nome come primo firmatario -
dichiara - venga immediatamente messa in discussione alla
Camera e li' vedremo chi e' favorevole e contrario...''.
Ma i provvedimenti che mirano a rendere obbligatorio il
crocefisso nelle scuole e a punire con l'arresto (fino
a sei mesi) chi li rimuove, sono tre: uno di An, uno dell'Udc
e uno 'trasversale' firmato da circa 100 parlamentari.
E quasi tutti gli esponenti della Cdl ne chiedono oggi
la calendarizzazione. Unanime comunque il coro di proteste.
Il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega)
parla di sentenza che ''suona come una bestemmia''. Mentre
il suo collega di partito Mario Borghezio la definisce
''esempio di idiozia giudiziaria''. Anche in Forza Italia
le critiche non mancano: il vicecoordinatore Fabrizio
Cicchitto definisce la decisione di Montanaro ''una sentenza
che fa venire i brividi alla schiena'' e anche il capogruppo
al Senato Renato Schifani non usa toni piu' morbidi: ''e'
razzismo di ritorno...''. Giudizio altrettanto negativo
tra i cattolici del centrosinistra. Il capogruppo della
Margherita Pierluigi Castagnetti parla di ''sentenza priva
di intelligenza, buon senso e legittimita'''. Mentre il
suo collega di partito Giuseppe Fioroni dichiara che la
''falsa liberta' di culto agevola di fatto l'integralismo''.
Il leader dell'Udeur Clemente Mastella poi ritiene che
la decisione del Tribunale aquilano ''non aiuta l'integrazione''
ed e' ''un errore sul piano storico e culturale''. Ma
critiche arrivano anche dai Ds. Il sindaco di Roma Walter
Veltroni parla di ''una forzatura tutta sbagliata'' visto
che nasce da una richiesta della ''componente piu' fondamentalista
del movimento islamico'' (''mentre quella piu' responsabile
contribuisce al dialogo...''). E il coordinatore della
segretria Vannino Chiti spiega che non si tratta di una
questione che puo' essere risolta in un Tribunale. ''Togliere
il crocefisso dalle aule - sostiene infine Livia Turco
- costituisce una forzatura che non aiutera' certo a fare
amare l'Islam dagli italiani''. Unici a difendere il magistrato
abbruzzese il repubblicano Giorgio La Malfa e il vicecapogruppo
del Prc alla Camera Giovanni Russo Spena. Per il primo,
Montanaro ''ha rispettato la legge visto che la Costituzione
italiana garantisce la liberta' di culto e prevede la
parita' tra le confessioni religiose''. ''Quindi - afferma
- o non c'e' nessun simbolo o ci sono tutti''. Per il
secondo invece ''la sentenza di ieri ha dimostrato di
prendere atto dei cambiamenti che sono avvenuti nella
nostra societa' che e' ormai a tutti gli effetti una societa'
multietnica e multirazziale''. Teme infine che la vicenda
possa essere strumentalizzata il leader dei Verdi Alfonso
Pecoraro Scanio: ''La parte migliore del messaggio del
Cristianesimo - dichiara - e' il rispetto e la tolleranza
e per questo occorre diffonderlo in tutto il mondo aumentando
le attivita' di sincero ecumenismo, fondamentale per una
societa' multietnica e per il progresso civile. Non sono
certo i divieti e le proibizioni ad aiutare una migliore
convivenza...''.(ANSA).
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CROCIFISSO:
INFURIA POLEMICA DOPO SENTENZA RIMOZIONE
Ansa del 26/10/2003
ROMA - Monta la polemica dopo la sentenza del giudice
dell' Aquila Mario Montanaro che ha bandito dalle aule
di una scuola abruzzese il crocifisso. Da maggioranza
e opposizione si e' levato oggi un coro di critiche e
la Cei ha protestato con forza. Intanto, mentre a Ofena
si aspetta la notifica della decisione del Tribunale per
dare seguito al contestato verdetto, il ministro della
Giustizia Castelli ha deciso di intervenire affidando
agli ispettori di via Arenula il compito di accertare
se ci siano gli estremi per un provvedimento disciplinare
nei confronti del magistrato dell'Aquila. Sulla scia delle
prime reazioni suscitate ieri dal controverso giudizio,
il ministero dell'Istruzione oggi ha ribadito una volta
per tutte la sua posizione:''applichiamo e continueremo
ad applicare le disposizioni di legge del '24, mai abrogate,
che fanno, appunto, obbligo di esporre il crocifisso in
tutte le scuole, cosi' come in tutti i tribunali''. Il
dicastero di viale Trastevere ha anche annunciato che
non appena la decisione del giudice Montanaro sara' notificata
verra' valutata l'opportunita' di un ricorso al grado
superiore di giudizio. Il commento della Conferenza episcopale
italiano e' stato espresso oggi dai massimi vertici. ''Siamo
convinti - ha detto il Presidente, cardinale Camillo Ruini
- che il crocifisso esprima l'anima profonda del nostro
Paese e quindi debba rimanere come un segno dell'identita'
della nostra nazione''. Oltretutto questa decisione -
ha osservato il segretario della Cei mons. Betori '' rischia
di aprire la strada ai ''fondamentalismi religiosi piu'
estremi''. Il segretario della Cei ha quindi ricordato
che la sentenza del tribunale aquilano e' in contraddizione
con una ''legge vigente dello Stato che nessun Parlamento
ha mai cambiato ne' tanto meno la Corte Costituzionale''.
Si preoccupera' di verificare proprio questo l'ispettorato
di via Arenula al quale il Guardasigilli ha dato l'incarico
di verificare se la sentenza sia stata estesa nel rispetto
dell'ordinamento o se siano state ignorate leggi vigenti.
''Ricordo - ha affermato Castelli - che in giurisprudenza
esiste la possibilita' di sanzionare dal punto di vista
disciplinare chi emette sentenze abnormi''. Non e' entrato
nel merito il vice presidente del Csm Virginio Rognoni
che, rimandando ai prossimi giorni un giudizio piu' approfondito
sul caso, si e' limitato a dichiararsi per ora ''disorientato
e preoccupato''. Hanno invece criticato apertamente la
pronuncia i consiglieri laici della Cdl che hanno ipotizzato
anche un intervento del Csm. Il segretario dell'Associazione
nazionale magistrati Carlo Fucci, pur non condividendo
la sentenza, ha detto invece che ''vanno respinte le strumentalizzazioni
politiche che qualcuno tenta di fare del caso per aggredire
la magistratura''.''Ho provato profonda amarezza - ha
affermato il sottosegretario al Welfare Maria Grazia Sestini
- quando ho letto stamani che su queste cose che appartengono
alla nostra coscienza civile sia un tribunale a decidere.
Sarebbe meglio allora che fosse il Parlamento a decidere''.
''Rispetto questa sentenza, ma mi sento offeso come cristiano
e come cittadino'' ha dichiarato il ministro dell'Interno
Giuseppe Pisanu aggiungendo. ''Il crocifisso non solo
e' il simbolo della mia religione, ma anche l'espressione
piu' alta di 2000 anni di civilta', che appartengono interamente
al popolo italiano''. Il sottosegretario all'Interno Alfredo
Mantovano ha posto invece l'accento sul fatto che la sentenza
''e' indicativa non solo del grado di impudenza raggiunto
nella distorsione del diritto positivo, ma, di piu', dell'ansia
di onnipotenza che anima taluni giudici''. Per il ministro
delle Pari Opportunita' Stefania Prestigiacomo ''si e'
persa un'occasione per seminare tolleranza''. ''Si tratta
di una decisione - ha affermato Prestigiacomo - che va
contro il sentire della maggioranza degli italiani e non
aiuta la reciproca comprensione tra le religioni inducendo
semmai nuovi motivi di contrasto''. Indignazione e' stata
espressa dal ministro delle Politiche agricole Giovanni
Alemanno secondo il quale il caso in questione ''e' un
esempio di come si possa confondere l'apertura ad altre
culture con la liquidazione della nostra cultura nazionale''.
Al coro di critiche inaspettatamente si e' aggiunta anche
l'Ucoii, L'Unione delle comunita' islamiche italiane,
secondo la quale la sentenza produrra' ''effetti perversi,
indesiderati e certamente negativi per quel dialogo cristiano-musulmano
che tanto faticosamente si sta cercando di avviare''.
L'unico soddisfatto per il momento sembra essere Adel
Smith, Presidente dell'Unione musulmani d'Italia, che
ha dato il ''la'' all'intera vicenda chiedendo la rimozione
dalle aule frequentate dai suoi figli del crocifisso:
''questo provvedimento ripristina la legalita' e dimostra
la sovranita' del nostro Paese rispetto all'ingerenza
ecclesiastica''. (ANSA).
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CROCEFISSO:
IN PARLAMENTO 3 PROPOSTE, UNA TRASVERSALE
Ansa del 26/10/2003
ROMA - Sono tre le proposte di legge presentate in Parlamento
per rendere obbligatorio il crocifisso nelle scuole e
negli edifici pubblici italiani. La prima ad essere stata
depositata, il 15 maggio del 2002, e' firmata da esponenti
cattolici appartenenti ai due schieramenti: si tratta
della proposta Bricolo-Airaghi che, oltre ai due proponenti
che appartengono alla Lega Nord e ad Alleanza Nazionale
e' stata sottoscritta da un nutrito drappello di deputati
alcuni dei quali del centrosinistra come Renzo Lusetti
della Margherita e Luigi Pepe dell'Udeur.
Il disegno di legge prevede l'obbligo di esporre il crocifisso
''in tutte le aule delle scuole di ogni ordine e grado
e in tutte le universita' e accademie del sistema pubblico
integrato di istruzione, negli uffici della pubblica amministrazione,
considerata in ogni sua branca, e degli enti locali territoriali,
in tutte le aule nelle quali sono convocati i consigli
regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle
comunita' montane, in tutti i seggi elettorali, in tutti
gli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari
e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, in
tutte le stazioni e le autostazioni, i porti e gli aeroporti,
in tutte le sedi diplomatiche e consolari italiane e in
tutti gli uffici pubblici italiani all' estero''. Il testo
prevede anche l'arresto fino a sei mesi o un'ammenda da
500 a 1000 euro per coloro che si rendano responsabili
della rimozione del crocifisso. Identico il testo delle
altre due proposte depositate da Alleanza Nazionale alla
Camera (primo firmatario Alboni) e da un gruppo di senatori
della Casa delle liberta' al Senato (primo firmatario
Calogero Sodano dell'Udc). (ANSA).
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CROCIFISSO:
OBBLIGO ESPOSIZIONE IN GROVIGLIO DI NORME
Ansa del 26/10/2003
ROMA - L' affissione del crocifisso in aule giudiziarie,
ospedali e scuole torna periodicamente al centro di polemiche,
in un intreccio di norme, circolari, pareri e sentenze.
LE VARIE NORME - Le norme sull' esposizione del crocifisso
risalgono in gran parte agli anni '20 del secolo scorso
e riguardano l' obbligo della sua presenza nelle aule
scolastiche (due circolari della Pubblica Istruzione,
la prima del 22 novembre 1922, la seconda del 26 maggio
1926), negli uffici pubblici in genere (un'ordinanza ministeriale
dell'11 novembre 1923, n. 250) e nelle aule giudiziarie,
con una circolare del ministro di Grazia e Giustizia Rocco
del 29 maggio 1926 (n.2134/1867) relativa alla ''Collocazione
del Crocefisso nelle aule di udienza. Per quanto riguarda
le scuole va ricordato, in particolare, l'art.118 del
Regio decreto n. 965 del 1924 nel quale si fa riferimento
al crocifisso come parte dell'ordinario arredamento delle
aule scolastiche e si afferma che spetta al capo d'istituto
assicurare la completezza e la buona conservazione di
tutti gli arredi occorrenti. In tempi piu' recenti, vanno
menzionate la circolare n. 367 del 1967 con la quale il
Ministero dell'Istruzione ha inserito nell'elenco dell'arredamento
delle scuole dell'obbligo anche i crocifissi e, recentissima,
la circolare del 3 ottobre 2002 con la quale si stabilisce
l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche; questa
stessa circolare consente pure alle scuole di riservare
spazi specifici, qualora studenti o genitori ne facciano
richiesta, per preghiere di diverse fedi.
IL CONSIGLIO DI STATO - Ha espresso il proprio parere
alla luce di una relazione (20 gennaio '88) del ministero
dell'Istruzione in cui si chiedeva di conoscere se le
disposizioni previste dall'art.118 del Regio decreto 30
aprile 1924, n. 965 e quelle di cui all'allegato C del
R.D. 26 aprile 1928, n. 1297, concernenti la esposizione
dell'immagine del Crocifisso nelle scuole, potevano considerarsi
vigenti oppure dovevano ritenersi implicitamente abrogate
dopo l'accordo tra le Repubblica italiana e la Santa Sede
con il quale e' stato modificato il Concordato Lateranense
del '29. Il Consiglio di Stato ha innanzitutto evidenziato
che ''il Crocifisso o, piu' semplicemente, la Croce, a
parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo
della civilta' e della cultura cristiana, nella sua radice
storica, come valore universale, indipendente da specifica
confessione religiosa''. Fatta questa premessa, il Consiglio
ha affermato che le due norme del '24 e del '28, di natura
regolamentare, sono preesistenti ai Patti Lateranensi
e non si sono mai poste in contrasto con questi ultimi.
Nulla, infatti - spiega - viene stabilito nei Patti Lateranensi
relativamente all'esposizione del Crocifisso nelle scuole
o, piu' in generale negli uffici pubblici, nelle aule
dei tribunali e negli altri luoghi nei quali il Crocifisso
o la Croce si trovano ad essere esposti. Di conseguenza,
anche le modifiche apportate al Concordato Lateranense,
non contemplando in alcun modo la materia. In conclusione
dunque - afferma il Consiglio - ''poiche' le disposizioni
emanate nel 1924 e nel 1928, concernenti l'esposizione
del Crocifisso nelle scuole, non riguardano l'insegnamento
della religione cattolica, ne' costituiscono attuazione
degli impegni assunti dallo Stato in sede concordataria,
deve ritenersi che esse siano tuttora legittimamente operanti''.
LA CASSAZIONE - ''La bestemmia contro i 'simboli e le
persone venerati nella religione dello Stato', tra cui
il crocifisso - ha affermato la Cassazione -non e' più
preveduto dalla legge come reato, come stabilito anche
dalla corte costituzionale, che indica l'obiettivo di
una tutela non discriminatoria ma pluralistica di 'tutte
le religioni che caratterizzano oggi la nostra comunita'
nazionale, nella quale hanno da convivere fedi, culture
e tradizioni diverse': pluralismo garantito dal supremo
principio di laicita' dello stato, che induce a preservare
lo spazio 'pubblico' della formazione e della decisione
dalla presenza, e quindi dal messaggio sia pure a livello
subliminale, di immagini simboliche di una sola religione
(come, in generale, di una sola delle altre condizioni
non discriminabili, di cui all'art. 3 Cost.), ad esclusione
delle altre''. (ANSA)
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CROCIFISSO:
CEI INSORGE,SEGNO IRRINUNCIABILE PER ITALIA
Ansa del 26/10/2003
ROMA - I vescovi italiani sono insorti contro la decisione
del Tribunale dell'Aquila di far rimuovere il crocifisso
dalle aule di una scuola locale. ''Siamo convinti che
il crocifisso esprima l'anima profonda del nostro Paese
e quindi debba rimanere come un segno dell'identita' della
nostra nazione'', ha detto il card. Camillo Ruini, presidente
della Conferenza episcopale italiana, consacrando a Roma
la nuova chiesa di Dio Padre Misericordioso. La croce
e' un simbolo ''irrinunciabile'' per il popolo italiano,
gli ha fatto eco il segretario della Cei, mons. Giuseppe
Betori, che ha accusato i giudici abruzzesi di aprire
la strada ai fondamentalisti religiosi islamici. La sentenza,
ha osservato , e' in contraddizione con una legge ancora
vigente dello Stato italiano ''che nessun Parlamento ha
mai cambiato ne' tanto meno la Corte Costituzionale''.
La normativa a cui ha fatto riferimento mons. Betori risale
al 1923, non e' mai stata abrogata, e fa obbligo di esporre
il crocifisso in tutte le scuole, cosi' come in tutti
i tribunali. Quando la notizia della sentenza dell'Aquila
si era diffusa ieri sera, la prima reazione dei presuli
italiani era stata di assoluta incredulita'. Molti si
erano rifiutati di fare commenti, pensando ad un equivoco
o ad uno scherzo. Tra i pochi a rispondere a caldo ai
giornalisti era stato il card. Ersilio Tonini che aveva
definito ''offensiva'' la decisione del tribunale abruzzese.
Oggi pero' la Conferenza episcopale italiana e' intervenuta
ai massimi livelli: in mattinata ha parlato Betori e in
serata il cardinale presidente in persona. Mons. Betori,
recandosi alle 10:30 a celebrare messa nella chiesa del
Divin Maestro a Roma, ha subito affrontato l'argomento
con i fedeli presenti. Tra i ''ciechi'' del nostro tempo
- ha detto il vescovo durante l'omelia ispirata al brano
del vangelo dove Gesu' ridona la vista a Bartimeo, sulla
strada verso Gerusalemme - ci sono anche ''coloro che
sono lontani dalla verita' e che anzi la combattono in
nome di una falsa liberta'''. Riferendosi poi piu' esplicitamente
alla sentenza del Tribunale dell'Aquila, mons. Betori
ha osservato che '' se e' vero che il crocefisso e' il
simbolo della fede cristiana, e' anche vero che esso e'
l'immagine in cui il popolo italiano riconosce le radici
stesse della sua civilta', radici irrinunciabili''. Un
concetto ribadito poco piu' tardi, per un pubblico ben
piu' vasto, durante la trasmissione religiosa di Raiuno
''A sua immagine''. Mons. Betori si e' detto ''meravigliato''
per quanto successo. ''Cio' che non ha fatto l'anticlericalismo
ottocentesco - ha commentato - viene oggi presentato come
una conquista della tolleranza''. ''In realta' - ha ammonito
- in nome di una malintesa tolleranza non si fa altro
che dare ragione ai fondamentalismi religiosi piu' estremi''.
''E poi - ha aggiunto - vi e' un richiamo da fare: qui
non e' una questione di concordati o di accordi tra Chiesa
e Stato, ma si tratta dell'applicazione di una legge dello
Stato, ovvero di applicare una legge vigente che nessun
Parlamento ha mai cambiato ne' tanto meno la Corte Costituzionale''.
In serata e' arrivata la dichiarazione del card. Ruini.
''La decisione - ha spiegato il porporato ai giornalisti
- ci ha sorpreso sia per il contenuto, sia per le ragioni
addotte, almeno quelle che ho potuto leggere sui giornali''.
Un'altra voce autorevole della Chiesa italiana, mons.
Rino Fisichella, rettore della Pontificia Universita'
Lateranense,ha osservato che ''non si puo' andare contro
la tradizione di un popolo e non si puo' umiliare il senso
religioso della maggioranza del paese''. ''Tutto questo
- ha commentato con amarezza - non fa che ritardare il
processo di integrazione del mondo islamico. Ma non credo
che altri magistrati seguiranno questo esempio: ci sono
delle leggi in Italia, e tutti sono chiamate a rispettarle.
Soprattutto i magistrati'' . (ANSA)
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CROCIFISSO:
ADEL SMITH,SENTENZA CONTRO INGERENZE CHIESA
Ansa del 26/10/2003
L'AQUILA - ''Non considero il provvedimento del giudice
come una vittoria: piuttosto come un ripristino della
legalita' e un modo di dimostrare la sovranita' del nostro
paese rispetto all'ingerenza ecclesiastica''. Ostenta
tranquillita' e serenita' Adel Smith, il presidente dell'Unione
Musulmani d'Italia, di fronte alle polemiche scatenate
dall'ordinanza emessa in suo favore dal Tribunale dell'Aquila,
che ha decretato la rimozione del crocifisso dalle aule
della scuola elementare e materna di Ofena, frequentata
dai figli dell'esponente islamico. ''Vivo questo momento
serenamente - commenta Smith dalla sua casa di Ofena -
mi stupisco pero' di come le reazioni di certi ecclesiastici
e politici siano improntate al delirio piu' assoluto.
La Chiesa cattolica e il Vaticano devono riconoscere che
non hanno voce in capitolo per cio' che succede nell'ambito
dello stato sovrano della Repubblica Italiana: in Vaticano
- aggiunge - possono mettere crocifissi sui muri anche
ogni dieci centimetri, ma le ingerenze sull'Italia non
sono accettabili''. Secondo Smith, ''chi dice che questa
sentenza non e' in linea con le leggi italiane dice il
falso e dimostra ignoranza delle norme del nostro paese''.
E tiene a sottolineare ''nostro paese'', lui cittadino
italiano fin dalla nascita, pur avendo padre scozzese
e madre egiziana. ''Questa sentenza - prosegue - e' in
totale armonia con la Costituzione e con varie sentenze
della Corte Costituzionale. Dire che e' illegale e' un'ingerenza
inaccettabile. D'altronde e' la magistratura l'organo
deputato all'applicazione delle leggi, non certo la Chiesa
cattolica''. Sono tre gli articoli della Costituzione
di cui Adel Smith si fa forza: ''l'articolo 3, secondo
cui tutti i cittadini hanno pari dignita' e sono eguali
davanti alla legge senza distinzioni di sesso, razza o
religione, l'articolo 8, secondo cui tutte le confessioni
religiose sono egualmente libere, e l'articolo 97, che
assicura l'imparzialita' della pubblica amministrazione''.
Inoltre il presidente dell'Unione Musulmani d'Italia,
che col provvedimento ottenuto dal giudice Mario Montanaro,
giovane magistrato romano da alcuni mesi in applicazione
al Tribunale civile dell'Aquila, vede premiata la sua
lunga battaglia contro la presenza del crocifisso nelle
aule scolastiche, si erge anche contro ''la clericalizzazione
delle istituzioni pubbliche: molti cittadini italiani
- afferma sono stufi di questo. Noi italiani non cattolici,
e parlo di milioni di persone, siamo stanchi di pagare
con le nostre tasche a favore dell'istruzione cattolica''.
Ed e' inutile, sempre secondo Smith, ''insistere, come
con un disco rotto, che il crocifisso e' un simbolo culturale.
Gli italiani non cattolici non si riconoscono certo nel
crocifisso, non lo considerano un loro patrimonio''. Adel
Smith ricorda che la sua e' una battaglia ''contro le
discriminazioni riguardanti tutte le confessioni religiose.
Quando misi il nostro simbolo islamico nell'aula di mio
figlio, auspicai che le altre confessioni invitassero
a togliere sia il nostro simbolo sia quello cattolico.
La scuola - ribadisce - in una paese come il nostro, dev'essere
il luogo dove si impartisce l'istruzione, non dove si
fa indottrinamento coatto''. Ma per Smith, la sentenza
favorira' la convivenza pacifica e la tolleranza tra le
varie religioni? ''Da parte nostra - risponde - come musulmani,
se qualcuno non ci pesta i piedi, abbiamo l'interesse
ad avere buoni rapporti con tutti. Io stesso ho amici
cattolici, amici atei, e ho con loro ottimi rapporti.
Ma quando ci si vuole imporre un'altra religione e la
si vuole imporre ai nostri figli, allora da questo dobbiamo
difenderci e dobbiamo difendere i nostri figli''. (ANSA).
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